Verso la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria: il contributo di ACTRIS Italia
A seguito dell’evento “Towards the new European Air Quality Directive: Dialogue and Synergies between Research Infrastructures, Local Authorities, and Environmental Agencies”, tenutosi il 7 e 8 aprile 2025, ACTRIS Italia ha promosso una serie di incontri tematici dedicati alle principali sfide scientifiche e operative poste dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (Direttiva UE 2024/2881).
Gli incontri hanno coinvolto ricercatori, rappresentanti delle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), enti pubblici e stakeholder del settore, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra il mondo delle infrastrutture di ricerca e quello del monitoraggio ambientale istituzionale. Al centro della discussione vi sono stati i nuovi parametri introdotti dalla Direttiva, il ruolo dei supersiti di osservazione e le opportunità di collaborazione offerte dalle infrastrutture di ricerca europee.

Nuove esigenze di monitoraggio per una qualità dell’aria più avanzata
La nuova Direttiva europea rappresenta un importante passo avanti nell’evoluzione delle politiche per la qualità dell’aria. Oltre agli inquinanti tradizionalmente monitorati, viene posta crescente attenzione a una serie di parametri emergenti che possono contribuire a una migliore comprensione degli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute umana e sugli ecosistemi. Tra questi figurano il Black Carbon, le particelle ultrafini e altri indicatori utili per caratterizzare le sorgenti emissive e la pericolosità degli aerosol atmosferici.
L’obiettivo non è soltanto misurare nuove variabili, ma comprendere meglio i processi fisici e chimici che determinano la qualità dell’aria, fornendo una base scientifica più solida per le future politiche ambientali.
Il ruolo dei supersiti di osservazione
Uno dei temi centrali emersi durante il ciclo di incontri riguarda l’introduzione dei cosiddetti “supersiti” previsti dalla nuova Direttiva. Questi osservatori avanzati integrano misure tradizionali e strumenti di ricerca all’avanguardia, consentendo di monitorare contemporaneamente numerosi parametri atmosferici e di studiare i processi che influenzano la formazione, il trasporto e la trasformazione degli inquinanti.
In Italia esiste già una rete di osservatori sviluppata nell’ambito di ACTRIS e di altre infrastrutture di ricerca nazionali. Questi siti rappresentano una risorsa strategica poiché dispongono di strumentazione avanzata, procedure consolidate di gestione dei dati, sistemi di trasmissione in near real time e personale altamente specializzato.
L’esperienza maturata in questi anni può contribuire significativamente all’implementazione dei supersiti previsti dalla Direttiva, favorendo l’armonizzazione delle misure e la comparabilità dei dati su scala nazionale ed europea.
Black Carbon e particelle ultrafini: nuove sfide scientifiche e operative
Due degli incontri tematici sono stati dedicati rispettivamente al Black Carbon e alle particelle ultrafini, due parametri che stanno assumendo un ruolo sempre più importante nella valutazione degli effetti dell’inquinamento atmosferico.
Il Black Carbon è una componente dell’aerosol atmosferico associata principalmente ai processi di combustione. Oltre al suo impatto sulla salute, riveste un ruolo rilevante anche nel sistema climatico grazie alle sue proprietà di assorbimento della radiazione solare. Le discussioni hanno evidenziato l’importanza della standardizzazione delle metodologie di misura, delle procedure di controllo qualità e della tracciabilità dei dati, elementi indispensabili per garantire confronti affidabili tra siti e reti di monitoraggio differenti.
Le particelle ultrafini, invece, rappresentano una frazione dell’aerosol caratterizzata da dimensioni estremamente ridotte, spesso inferiori a 100 nanometri. Proprio per le loro dimensioni, queste particelle possono penetrare profondamente nel sistema respiratorio e sono considerate particolarmente rilevanti dal punto di vista sanitario. Gli incontri hanno illustrato le tecniche di misura oggi disponibili, le esperienze europee di monitoraggio e i principali risultati emersi dai programmi di osservazione continentali.
Comprendere le sorgenti: il contributo del Source Apportionment
Un altro tema affrontato riguarda il Source Apportionment, ovvero l’insieme delle metodologie che consentono di attribuire gli inquinanti atmosferici alle diverse sorgenti emissive.
La comprensione dell’origine degli inquinanti è infatti fondamentale per sviluppare strategie efficaci di riduzione delle emissioni. Le presentazioni hanno mostrato come l’integrazione tra dati chimici, parametri fisici e strumenti di modellistica possa fornire informazioni dettagliate sul contributo di traffico, combustione domestica, attività industriali, trasporto a lunga distanza e formazione secondaria dell’aerosol.
Particolare interesse è stato dedicato alle nuove applicazioni del Source Apportionment per lo studio del potenziale ossidativo e degli indicatori di tossicità, ambiti che potrebbero assumere crescente rilevanza nelle future valutazioni degli impatti sanitari dell’inquinamento atmosferico.
ACTRIS come ponte tra ricerca e monitoraggio istituzionale
Uno dei messaggi più forti emersi durante l’intero ciclo di incontri riguarda la necessità di rafforzare la collaborazione tra infrastrutture di ricerca e sistema delle agenzie ambientali.
Da un lato, le ARPA e gli altri enti istituzionali dispongono di una rete capillare di monitoraggio sul territorio e svolgono un ruolo essenziale nella gestione operativa e normativa della qualità dell’aria. Dall’altro, infrastrutture come ACTRIS mettono a disposizione competenze scientifiche, procedure standardizzate, attività di calibrazione, sistemi di quality assurance e una lunga esperienza nella gestione di osservazioni avanzate.
La nuova Direttiva europea riconosce esplicitamente il valore delle infrastrutture di ricerca e incoraggia gli Stati membri a coordinare le attività di monitoraggio con reti internazionali come ACTRIS. Questo apre nuove opportunità di collaborazione, favorendo la condivisione di competenze, metodologie e infrastrutture.
Nel corso delle discussioni, diversi rappresentanti delle agenzie ambientali hanno manifestato interesse verso forme di cooperazione più strutturate, finalizzate non soltanto alla misura dei nuovi parametri, ma anche all’interpretazione scientifica dei dati e alla valorizzazione delle serie storiche già disponibili.
Guardando al futuro
Gli incontri hanno confermato l’esistenza di una forte convergenza tra le esigenze del monitoraggio istituzionale e le competenze sviluppate nell’ambito delle infrastrutture di ricerca.
La transizione verso il nuovo quadro normativo europeo richiederà investimenti tecnologici, sviluppo di procedure condivise, attività di formazione e una stretta collaborazione tra tutti gli attori coinvolti. In questo contesto, ACTRIS Italia può svolgere un ruolo strategico come piattaforma di coordinamento scientifico e tecnico, favorendo l’integrazione tra ricerca, osservazione e supporto alle politiche ambientali.
Il percorso avviato attraverso questi incontri rappresenta un primo passo concreto verso la costruzione di una comunità nazionale capace di affrontare in modo coordinato le sfide poste dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria e di valorizzare al meglio le competenze e le infrastrutture già presenti nel Paese.